due articoli interessanti tratti da Orizzonte scuola:
http://chiediloalalla.orizzontescuola.it/2014/10/20/sostegno-non-sono-possibili-esami-di-stato-con-dispensa-da-alcune-discipline/
http://chiediloalalla.orizzontescuola.it/2014/10/20/sostegno-come-intervenire-con-alunno-che-scappa-fuori-dalla-scuola/
un posto per raccontare le nostre esperienze a scuola, di insegnanti e alunni, impegnati a valorizzare le abilità non comuni!
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lunedì 20 ottobre 2014
venerdì 10 ottobre 2014
proposta indecente
iniziamo con un bell'articolo di Sara Stocchini e Andrea Cengia - Il recente dibattito che si è sviluppato attorno alla proposta Ianes ha avuto il merito di portare in superficie alcune delle più significative posizioni che riguardano il ruolo dell’insegnante di sostegno (uno specialista distinto dal consiglio di classe? o un insegnante tra gli insegnanti con specifiche competenze anche nell’attività di sostegno?).
La montagna di discorsi e riflessioni che si è generata in queste ultime settimane rischia di perdere di vista il centro della questione didattica (e più formalmente legislativa) che giustifica la stessa esistenza della figura professionale dell’insegnante di sostegno. Il riferimento, ovviamente, è al fatto che l’Italia ha scelto, per noi giustamente, di percorrere la difficilissima strada dell’integrazione degli studenti con disabilità piuttosto che quella dell’esclusione. Integrazione che significa socializzazione e partecipazione ad una dimensione esistenziale di gruppo che le scuole speciali, per la loro stessa ragione fondante, escludono in partenza quasi interamente. Integrazione significa anche inclusione didattica entro un contesto classe che si forma culturalmente.
Ora, se lo scopo didattico, garantito dalla legge, consiste nel fare tutto il possibile per integrare in classe (con tutta la ricchezza semantica che questo termine porta con sé), è evidente che l’intero consiglio di classe /deve /avere questa finalità in ogni istante della propria azione didattica. Vale la pena ribadire che l’unità fondamentale a cui, a nostro avviso, il processo di integrazione deve far riferimento è il gruppo classe, che è lo strumento per la costruzione dei sostegni diffusi, piuttosto che il sostegno marcante. E questo perché l’operazione di integrazione è sempre multidirezionale: dell’alunno disabile verso la classe e viceversa (solo per rimanere al rapporto tra pari). Inutile ricordare quale alto valore democratico, etico e sociale abbia per tutta la classe poter accettare le differenze (tutte) che scorrono al proprio interno.
La montagna di discorsi e riflessioni che si è generata in queste ultime settimane rischia di perdere di vista il centro della questione didattica (e più formalmente legislativa) che giustifica la stessa esistenza della figura professionale dell’insegnante di sostegno. Il riferimento, ovviamente, è al fatto che l’Italia ha scelto, per noi giustamente, di percorrere la difficilissima strada dell’integrazione degli studenti con disabilità piuttosto che quella dell’esclusione. Integrazione che significa socializzazione e partecipazione ad una dimensione esistenziale di gruppo che le scuole speciali, per la loro stessa ragione fondante, escludono in partenza quasi interamente. Integrazione significa anche inclusione didattica entro un contesto classe che si forma culturalmente.
Ora, se lo scopo didattico, garantito dalla legge, consiste nel fare tutto il possibile per integrare in classe (con tutta la ricchezza semantica che questo termine porta con sé), è evidente che l’intero consiglio di classe /deve /avere questa finalità in ogni istante della propria azione didattica. Vale la pena ribadire che l’unità fondamentale a cui, a nostro avviso, il processo di integrazione deve far riferimento è il gruppo classe, che è lo strumento per la costruzione dei sostegni diffusi, piuttosto che il sostegno marcante. E questo perché l’operazione di integrazione è sempre multidirezionale: dell’alunno disabile verso la classe e viceversa (solo per rimanere al rapporto tra pari). Inutile ricordare quale alto valore democratico, etico e sociale abbia per tutta la classe poter accettare le differenze (tutte) che scorrono al proprio interno.
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